Les trois mousquetaires

Capitolo 3

Nella prefazione dell'opera, l'autore narra il percorso di ricerca storica che ha condotto alla genesi del romanzo, inserendo le vicende in un preciso e documentato contesto d'archivio. Circa un anno prima, durante lo svolgimento di alcune indagini storiche presso la Biblioteca Reale per la stesura di un saggio su Luigi XIV, lo scrittore si imbatte casualmente in un testo intitolato "Memorie del signor d'Artagnan". Questo volume, dato alle stampe ad Amsterdam presso l'editore Pierre Rouge per eludere la rigida censura francese e il rischio della Bastiglia, cattura immediatamente il suo interesse per la vivacità e il realismo delle descrizioni. Pur non volendo redigere una recensione accademica dell'opera, l'autore ne loda la precisione nel tratteggiare la corte dell'epoca, sottolineando come vi si trovino ritratti magistrali di figure storiche di primo piano quali Luigi XIII, la regina Anna d'Austria, e i cardinali Richelieu e Mazzarino. Tuttavia, l'elemento che colpisce maggiormente l'immaginazione del letterato è un dettaglio apparentemente trascurabile: la menzione, nelle prime pagine delle memorie, di tre giovani moschettieri del re chiamati Athos, Porthos e Aramis. Incuriosito da questi altisonanti e bizzarri nomi con terminazioni in "os" e "is", l'autore ipotizza subito che si tratti di pseudonimi adottati dai protagonisti per celare origini illustri o scelti a causa di rovesci di fortuna e dissidi personali. Inizia così una lunga e faticosa ricerca tra i cataloghi e i testi coevi, che sembra inizialmente destinata al fallimento a causa della totale assenza di tracce documentarie. La svolta avviene grazie all'intervento del dotto amico Paulin Paris, che indirizza il ricercatore verso un antico manoscritto in-folio della biblioteca. In questo testo, intitolato "Memorie del conte de La Fère", l'autore ritrova finalmente i nomi dei tre moschettieri citati nelle pagine relative agli eventi della fine del regno di Luigi XIII e dell'inizio di quello di Luigi XIV. Considerata la scoperta scientifica quasi miracolosa, lo scrittore ottiene prontamente il permesso ufficiale dalle autorità per dare alle stampe il documento ritrovato. Presentando al pubblico la prima parte di questo prezioso manoscritto con il titolo appropriato, l'autore difende la politica culturale del governo verso i letterati e promette di pubblicare il seguito in caso di successo, assumendosi la piena responsabilità editoriale del gradimento dell'opera e invitando i lettori a godersi la narrazione storica che ne scaturisce.

Capitolo 4

Nell'aprile del 1625, il giovane guascone d'Artagnan parte per Parigi con l'obiettivo di diventare un moschettiere del re. Prima del viaggio, riceve dal padre tre doni modesti ma ricchi di valore: quindici scudi, un vecchio cavallo dal bizzarro mantello color giallo bearnese e una lettera di raccomandazione per il signor di Tréville, capitano dei moschettieri. Il padre gli impone inoltre di difendere strenuamente il proprio onore, di non tollerare offese da nessuno e di battersi a ogni occasione. La madre aggiunge la ricetta per un unguento curativo miracoloso. Durante il tragitto, d'Artagnan affronta il cammino con una fierezza esasperata, interpretando ogni sguardo dei passanti come un insulto alla sua cavalcatura ridicola e mantenendo un atteggiamento costantemente aggressivo. Giunto nel borgo di Meung, d'Artagnan si ferma alla locanda del Franc-Meunier. Lì nota un misterioso gentiluomo che, da una finestra, deride apertamente il suo cavallo insieme ad alcuni compagni. Sentendosi profondamente offeso, il giovane decide di affrontarlo. Ne scaturisce un teso scontro verbale e, quando d'Artagnan impugna la spada, viene improvvisamente aggredito alle spalle dall'oste e dai servitori della locanda armati di bastoni. Sopraffatto dal numero e ferito alla testa, il ragazzo sviene mentre la sua spada si spezza. Mentre si trova privo di sensi, l'oste perquisisce i suoi bagagli e riferisce al gentiluomo la presenza della lettera per Tréville. Questo dettaglio impensierisce l'uomo, il quale decide di ripartire per non ostacolare i suoi oscuri piani. Poco dopo, una carrozza giunge alla locanda con a bordo una giovane e bellissima donna straniera, chiamata Milady. Il gentiluomo le trasmette gli ordini del cardinale Richelieu di tornare subito in Inghilterra per spiare il duca di Buckingham, mentre lui si dirigerà a Parigi. D'Artagnan riprende momentaneamente i sensi, scende in cucina e tenta un ultimo assalto verbale contro l'avversario. Tuttavia, Milady convince il gentiluomo a ignorare la provocazione per non rischiare di compromettere la loro missione segreta a causa di un inutile ritardo.

Capitolo 5

Il signor di Tréville, capitano dei moschettieri del re Luigi XIII, aveva iniziato la sua carriera a Parigi proprio come il giovane d'Artagnan: senza un soldo, ma forte di un'audacia e di un ingegno tipicamente guasconi. Grazie al suo valore e alla sua assoluta fedeltà, ereditata dal padre che aveva servito Enrico IV, Tréville divenne uno dei favoriti più intimi e protetti del sovrano. In un'epoca segnata da costanti rivalità, Luigi XIII favoriva apertamente i propri moschettieri in contrapposizione alle guardie del cardinale Richelieu, alimentando una competizione segreta tra le due fazioni che spesso sfociava in duelli e risse di strada. Sotto la guida protettiva di Tréville, i moschettieri formavano una legione indisciplinata e temuta, fieri della propria impunità e devoti al loro comandante fino alla morte. La residenza di Tréville, situata in rue du Vieux-Colombier, rifletteva questa immensa influenza, mostrando un cortile costantemente affollato fin dalle prime ore del mattino. Quando d'Artagnan vi giunse, si trovò immerso in un ambiente caotico e vibrante, popolato da sollecitatori, nobili di provincia e soldati. Sulle scale del palazzo, alcuni moschettieri si stavano dilettando in un pericoloso esercizio di scherma con spade vere e affilate, stabilendo che chi veniva toccato perdeva il proprio turno di udienza. Questa ostentazione di spavalderia impressionò profondamente d'Artagnan, ma lo shock maggiore per il puritano provinciale arrivò all'interno dell'antichambre, dove i presenti criticavano apertamente la politica europea e deridevano senza filtri la vita privata del cardinale Richelieu, zittendosi soltanto al fugace menzionare del re. Al centro dell'attenzione spiccava Porthos, un moschettiere imponente e vanitoso che esibiva con arroganza una magnifica tracolla ricamata d'oro su un abito piuttosto logoro, sostenendo falsamente di averla acquistata con i propri risparmi anziché riceverla in dono da una dama. Al suo fianco si trovava il giovane Aramis, un uomo dai modi gentili e delicati che, pur studiando teologia per diventare abate, serviva momentaneamente come moschettiere. I due iniziarono a discutere dei recenti intrighi di corte legati all'esecuzione di Chalais e alle spie del cardinale, in particolare Rochefort. La conversazione si spostò rapidamente su allusioni maliziose riguardanti la regina e il duca di Buckingham, spingendo Porthos a rimproverare l'amico per la sua indiscrezione e a invitarlo a scegliere definitivamente tra la veste talare e l'uniforme. Lo scambio di battute degenerò presto in un alterco verbale teso e provocatorio, portando i due moschettieri a un passo dal duello. Proprio in quel momento di massima tensione, la porta dello studio si aprì e il servitore annunciò che il capitano era pronto a ricevere d'Artagnan, permettendo al giovane guascone di sfuggire a quella bizzarra disputa ed entrare finalmente al cospetto di Tréville.

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